Udite udite, Castelli proporrà di mettere la croce cristiana sul tricolore.
Certo. Da uno il cui partito ha minacciato più volte di scendere in piazza con "forche e fucili", la prima cosa che ti aspetti è una proposta di tolleranza e accoglienza e pace e bene come il messaggio che si ricava dal crocifisso. Ma no, non voglio parlare di crocifissi, ne ho veramente piene le scatole. A mensa rigetto il pranzo quando i seguaci di Comunione e Liberazione mi danno il volantino "Una presenza irriducibile". Niente dibattiti teologici o politici o giuridici, qui. Solo cazzate.
E infatti mi chiedevo appunto una cosa completamente inutile, ma che al tempo stesso mi incuriosisce molto. Ossia: dove lo mettiamo il crocifisso sulla bandiera? Perché è una bella domanda. Al centro, nel pezzo bianco? O sul verde? Beh, sicuramente non sul rosso, è un chiaro riferimento al catto-comunismo (termine di cui ignoro il significato, ma è sempre sulle labbra del premier per cui ipotizzo esista). E poi: di che dimensioni lo facciamo? Piccolino nel mezzo, come uno sputacchio? O bello grande, da riempire tutto il rettangolo? Che poi, ora che ci penso, potremmo metterne tre! Uno per ogni colore. Perché limitarsi a un crocifisso solo, poi... Un bel presepino in un angolo calzerebbe a pennello.
Oppure ho un'altra idea, Castelli. Te la butto lì, prendila in considerazione. Facciamo un unico crocifisso, bello grande, che mettiamo per lungo ad attraversare tutta la bandiera. Adagiato sui tre colori. Sì, beh, sembrerà un po' una bara, ma almeno avrà anche un significato: la morte dello stato laico.
E la maniera peggiore per fare qualcosa di costruttivo è proprio scrivere sul blog come sto facendo ora, ma tanto non avrei tempo di fare niente prima di pranzo. Se si esclude rifare il letto, mettere in ordine la scrivania, sistemare il comodino, organizzare lo studio di oggi, stampare gli esercizi, rispondere alle mail, finire un raccontino, aiutare ad apparecchiare, e ovviamente cominciare a fare qualche esercizio.
D'altra parte, nell'era di facebook è considerato perfettamente normale e salutare il perdere tempo. Attimi che si bruciano nel controllare i profili degli amici, cosa hanno fatto il sabato sera, il loro stato personale e di chi sono fan. Per cui, trovo questo post sulla stessa lunghezza d'onda della massa che perde tempo. Ergo: mi sento stranamente normale.
Ma per fortuna è pronto in tavola, così posso tornare alle mie cose. Buon appetito!
P.S. Lo scopo iniziale di questo post era quello di evidenziare la differenza tra il perdere tempo volutamente, cosa che ritengo condivisibile, e il non accorgersi di perdere tempo, che al contrario detesto con tutto me. Potete ringraziare il pranzo che vi ha evitato tutto questo!
Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio
Cosa resta di noi: un rottame di Volksvagen
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà
Una canzone che fa sottofondo all’Indecifrabile.
Cosa rimane di noi, ragazzini e ragazzine
La domenica dentro le chiese
ad ascoltare la parola di Dio.
Il futuro era una nave tutta d’oro
che noi pregavamo ci portasse via lontano
Cosa rimane di noi
Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi
E non c’è più limite
Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l’aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano
Che cosa resta degli anni passati ad adorarti
Cosa resta di me
delle bocche che ho baciato in discoteca
Che cosa ne è della nostra relazione
Stupidi noi che piangiamo disperati
Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa
La nostra esperienza a che cosa servirà
Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l’aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano
cioccolataduebimbibiondichegiocanoconlaplaystationunocheridequandoglidicidinonridereunacheamascriveresuldiariouna
P.S. Sono anche riuscito a impostare la tastiera italiana dai pc dell'università. Forse c'è ancora speranza affinché io diventi un informatico. E soprattutto, adesso posso finalmente mettere gli accenti dove devono andare!
Dunque, cercherò di dare a questo post un tono quasi scientifico, o quantomeno serio. Cerchiamo di dimenticare che stiamo parlando di una trasmissione televisiva per bambini. Già, per chi non li conoscesse, i teletubbies sarebbero dei pupazzetti colorati che ammorbano le giornate di tanti poveri pargoletti (notare la specifica terminologia scientifica delle parole "ammorbano" e "pargoletti").
Anche chi non li ha mai visti dovrebbe facilmente intuire da questa foto che non si tratta di esseri spaventosi o pericolosi. Sono semplicemente organismi dalla forma pseudo-umanoide (se non fosse per quelle orribili antenne che danno loro un'aria così strampalata). Chi ha sentito la loro voce non potrebbe mai pensare a qualcosa di offensivo o spaventoso.
Ebbene: le apparenze ingannano.
Non sto scherzando. Wikipedia non scherza, mai. E alla voce teletubbies si fanno un mucchio di sensazionali scoperte (che personalmente non avrei mai fatto, perché non sono solito impiegare il mio tempo con queste ricerche, ma per fortuna uno studente di quelli di cui ho parlato sopra si è dato da fare e la prima cosa che mi ha detto stamani è stata questa).
I teletubbies sono ENORMI! Il costume di Tinky Winky è di tre metri, quello di Po è due metri e mezzo. E' sconvolgente! Ma pensandoci bene, come avrebbero fatto delle persone a entrare in quei costumi? E la soluzione ha qualcosa di geniale. Un attore è troppo piccolo per fare la parte di un pupazzino alto quanto un bambino? Beh, facile: rendiamo gigante tutto il resto, e l'attore in confronto sembrerà piccolo!
Ed è ciò che hanno fatto. La casetta è alta cinque metri, l'aspirapolvere può contenere un uomo che la guidi, e - udite udite - i conigli appartengono a una specie particolare (la fiamminga) e possono pesare fino a 15 kg.
Un attacco di teletubbies sarebbe decisamente più pericoloso di uno di tirannosauri. Forse Spielberg deciderà di girare "Teletubbilandia - il Paradiso Perduto", non so. Dovrebbero inventarci qualcosa. Già mi immagino quanti film catastrofici ci verrebbero bene (la Statua della Libertà rasa al suolo da Po in monopattino; il corso del Nilo deviato dal cilindro di Dipsy; il Colosseo degradato alla funzione di contenitore della palla di LaaLaa), o anche musical ("the Twinky Winky Picture Show"), oppure horror ("Shining - il terribile bimbo sole"), e perché no?, Dan Brown potrebbe farne una delle sue solite caga... ehm... bestseller ("Il codice dei teletubbies").
Vorrei concludere riportando un paragrafo di Wikipedia. Non c'è bisogno che lo commenti, perché già da sé è molto molto spassoso:
Nel maggio 2007, la parlamentare polacca Ewa Sowinska, deputata del partito cattolico conservatore Lega delle Famiglie Polacche e responsabile dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dei Bambini, accusava la serie tv di contenere segnali a favore dell'omosessualità: «Si tratta di una specie di cartone simpatico e innocuo. Non mi ero però accorta che il protagonista Tinky Winky, porta con sé sempre una borsetta rossa pur essendo un maschio. All'inizio pensai che la borsetta potesse essere una caratteristica di questo personaggio, dopo ho capito che poteva avere un messaggio omosessuale nascosto. Rischia di mandare un messaggio sbagliato ai bambini». Con queste motivazioni la Sowinska voleva affidare a un'equipe di psicologi infantili un'inchiesta sui quattro personaggi della serie televisiva della Bbc. Successivamente la stessa Sowinska ha leggermente calato i toni facendo comunque continuare la valutazione se sospendere la programmazione dei Teletubbies.[1]
La parlamentare polacca non è stata l'unica a tacciare di omosessualità Tinky Winky, di fatto nel 1999 il reverendo Falwell, della Liberty University a Lynchburg in Virginia, famoso per posizioni più che estremiste, ha fatto notare in un articolo che il personaggio "è viola, come il colore simbolo dell'orgoglio gay, e che la sua antenna è a triangolo proprio come il simbolo dell'orgoglio gay" ("he is purple - the gay pride color; and his antenna is shaped like a triangle - the gay-pride symbol").
Penso che non me ne importi niente se in un'aula c'è il crocifisso o no. Penso che se chiedi a un qualsiasi studente di una qualsiasi scuola italiana di disegnare un'aula, il crocifisso sarà l'ultima cosa che mette (sempre che non lo dimentichi, cosa altamente probabile). Penso che il crocifisso sia un demoniaco strumento di distrazione di massa, che distoglie l'attenzione da cose più gravi. Uno specchietto per le allodole. Penso che gli italiani siano bravi a fare le allodole, ma sono ancora più bravi a fare gli ipocriti.
Penso che il cus cus sia davvero squisito.
Penso di essere un tantino fuori posto. La dimensione che mi appartiene è diversa. Non peggiore, non migliore: semplicemente diversa. Una dimensione per diversi. Penso che se mai troverò il buco che porta al Paese delle Meraviglie, mi premurerò di portare alcune persone con me. Per quanto questo mondo non sia il mio, ci sono alcuni dei suoi abitanti a cui voglio ancora troppo bene perché io possa lasciarlo senza rammarico.
Penso di avere un palloncino in gola. Pieno d'acqua.
Penso che il mondo sia fondamentalmente maschilista. Penso che il mondo sia fondamentalmente vecchio. Se le donne e i giovani avessero più spazio, il mondo godrebbe di una sana e pura libertà. E quando parlo di "libertà" io intendo quella vera, non quella che ti pubblicizzano accanto ai nomi dei partiti, sporcandone il significato e offendendone la concezione.
Penso che serva coraggio. Per tutto, in tutto. Sapere che ne uscirai con le ossa rotte e buttarti lo stesso richiede coraggio. Anche avere coraggio richiede coraggio, perché non hai nessuna soddisfazione dall'aver avuto coraggio, anzi, probabilmente dopo ti senti peggio di prima. C'è un'unica cosa a cui potersi aggrappare: la consapevolezza di aver fatto comunque la scelta giusta. Perché la paura non lo è mai.
Penso che non pubblicherò questo post. O forse sì.
Penso che pensare faccia male. A me. Se però il mondo iniziasse a farlo, staremmo tutti molto meglio.
le vostre vite perfette, i film di serie B e la musica commerciale, i cani abbandonati,
gli omologati, le gabbie della società e le catene della mente, evviva la Chiesa,
evviva l'Italia, evviva il lunedì e le bugie e quando ti devi svegliare,
le tastiere inglesi senza lettere accentate, chi non ti risponde ai messaggi,
la convergenza del metodo delle tangenti, evviva i pullman di Lucca e i loro autisti e i loro ritardi,
evviva la kappa, evviva gli ombrelli rotti,
e la pioggia sugli ombrelli rotti, i calli sotto i piedi, il sangue sul dorso delle mani,
il gelo che ti fa stringere le dita, e quando ti dimentichi a casa i cracker,
evviva chi crede di essere originale, evviva che bisogna per forza divertirsi e per forza stare bene
e per forza fare e fare e fare, evviva i sogni distrutti, e i trucioli della gomma nelle unghie, e
chi ti chiede come stai e l'insalata rossa che non so mai come si chiama, evviva gli occhiali
e la barba che cresce di mercoledì, evviva la paura e la cecità
e il grafico della sinusoide, e i telegiornali, e chi ha un unico pensiero in testa, e il pensiero
in testa stesso, evviva le penne che sbaffano, e crescere, e i computer dell'aula I,
e i numeri dispari, e la mia città e il mondo,
ed evviva tutte queste cose, ed evviva voi, perché mi fate ridere.

